Rassegna stampa

Sdogana il documentario, la neonata associazione culturale “Free Zone” di Varese. Finalmente

Fantoni Minnella Fa sul serio “Free Zone”, l’associazione culturale fondata dal critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella a Varese. Un’associazione che esprime la propria filosofia nel proprio nome, tratto da una pellicola di Amos Gitai: “Free Zone” è la terra promessa, la terra del dialogo e della relazione, dell’ascolto e dell’intesa reciproca, pur nelle differenze. Un nome e un programma ambiziosi, che riguardano soprattutto una forma di cinema ritenuta (assolutamente a torto) minore: il documentario. Come spiega Fantoni Minnella, “siamo nati per promuovere eventi culturali su questo territorio e non solo. Ma la nostra attenzione si rivolge soprattutto al cinema e, in particolare, a quegli autori di documentari che puntano alla qualità e all’impegno, esprimendosi esclusivamente nella forma del documentario”. Tra le iniziative lanciate dalla neonata associazione, un’importante Rassegna sul cinema latinoamericano, organizzata in collaborazione con la Fondazione Casa America di Genova, una bella collaborazione con il Museo Luzzati di Genova e, alla Sala Urano del Miv, di cui Fantoni è direttore artistico, la “Settimana del Documentario. Rassegna Festival dell’altro cinema”, organizzata dal 22 al 25 ottobre. A questo si aggiungeranno presto anche un archivio e una biblioteca sèecializzata. Una scelta, quella del documentario, che segue il progetto di rilanciare a Varese il cinema d’animazione (con il festival “A-Tube”), due forme della Settima Arte che, finalmente, anche nella città giardino, sono riuscite ad avere piena cittadinanza, uscendo da un ingiustificato disinteresse. 2 ottobre 2009 http://www.varesereport.it/?p=13407 Cinema

Un Feltrinelli “desaparecido” ospitato alla Settimana del Documentario

Giangiacomo Feltrinelli Nonostante il titolo simpaticamente un po’ retrò, “La Settimana del Documentario”, la rassegna in programma alla Sala Urano del Multisala Impero di Varese e presentata oggi presso Villa Recalcati, si candida ad essere una novità interessante. E’ infatti una rassegna che, organizzata dalla nuova associazione “Free Zone”, presieduta dal critico Maurizio Fantoni Minnella, si svolgerà dal 22 al 25 ottobre, e proporrà una selezione di documentari e di autori, da non considerare più, come hanno rimarcato gli organizzatori, “figli di un dio minore”. Un documentario, insomma, è cinema-cinema, pellicole con piena cittadinanza nel mondo della settima arte e non un genere da B-movie. Anche se resta ancora molto difficile, per chiunque, e al di fuori di rassegne iper-specializzate, accedere al meglio della produzione documentarista (ma un Archivio di questa produzione è in costruzione da parte di Free Zone). La scelta della rassegna varesina è, dunque, quella di costruire un ponte tra questo cinema spesso profondo e di grande valore e il grande pubblico di una multisala. Una scommessa non da poco. Per passare al programma di questa prima edizione (la prossima, nel 2010, durerà ben otto giorni, con una retrospettiva sul documentarismo di P.P. Pasolini), giovedì 22 ottobre sarà dedicato al ritratto di due reporter, l’americano James Nachtwey e la fotografa palermitana Letizia Battaglia. Ampio spazio dedicato, in questa edizione, e in omaggio al mezzo secolo della rivoluzione cubana, al cinema di questa isola, con pellicole di due maestri: il 23 ottobre si potranno vedere tre corti di Santiago Alvarez, documentarista ufficiale della rivoluzione, il lungometraggio di Fernando Perez e alcuni documentari di Nicolas Guillen Landrian. Sabato 24, alle 18, incontro con il regista Marco Bertozzi, che presenterà la sua magistrale “Storia del documentario in Italia” (Marsilio). Ma per la sera dello stesso giorno è i programma un piccolo evento: si potrà vedere, alle 21.30, dopo un incontro con il regista, un vero e proprio documentario “desaparecido”, e cioè il “Feltrinelli” di Alessandro Rossetto, un ritratto del grande editore milanese, che la stessa casa editrice, che lo aveva finanziato, ha deciso di non distribuire. Dopo una breve apparizione al Festival di Locarno e qualche presentazione all’interno del circuito Feltrinelli, di questa pellicola non si è più saputo nulla. Una copia originale, recuperata in maniera avventurosa, sarà proiettata alla Sala Urano. Con il messaggio: no alla censura. Chiusura del festival con un grande protagonista italiano del documentario: ampia retrospettiva per il regista bresciano Franco Piavoli, che sarà al festival domenica 25 ottobre, alle ore 18.30. Poesia e bellezza connotano le opere di questo maestro, di cui consigliamo caldamente la visione del capolavoro anti-Disney “Il pianeta azzurro”, in programma alle ore 17. 13 ottobre 2009 http://www.varesereport.it/?p=13695 Cinema

I film del festival “La Settimana del Documentario”, dalla mafia a Cuba, fino al regista Piavoli

Ricco il programma della rassegna-festival “La Settimana del Documentario”, che si terrà presso la Sala Urano del Multisala Cinema Impero di Varese, dal 22 al 25 ottobre, e sarà una corposa anteprima della rassegna che nel 2010 avrà una vocazione e una carattere regionale e nazionale. Una manifestazione ideata e organizzata dall’Associazione Culturale FreeZone, in stretta sinergia con realtà territoriali, enti locali e professionisti, che vede il critico Maurizio Fantoni Minnella, come direttore artistico. Come il direttore sostiene, “questa manifestazione si propone innanzitutto come evento culturale qualificato in un contesto varesino, provinciale e oltre, che necessita sempre di più proposte organiche di alto profilo”. Tre anni d’esperienza di promozione del documentario alla Sala Urano del Multisala Impero di Varese, Fantoni sostiene che “è venuto il momento di creare uno spazio ampio e di riferimento per tutta la regione, interamente dedicato al documentario”. Confidando nella valenza del progetto, continua il direttore, “crediamo che il Festival possa travalicare i confini provinciali e porsi come reale punto di riferimento regionale per tutti coloro, semplici appassionati o giovani aspiranti documentaristi, che vogliano trovare nel Festival un luogo di riferimento sicuro per un confronto costante e un aggiornamento sulla produzione filmica contemporanea”. Ecco, dunque, il programma completo della rassegna: http://www.varesereport.it/?p=13923 Cinema

Festival Documentario, Rossetto e “Giangi”

Giangiacomo Feltrinelli E’ partita ieri pomeriggio la prima edizione della “Settimana del Documentario”, promossa dall’associazione culturale “Free Zone” presso la Sala Urano del Multisala Impero di Varese. Dopo una breve presentazione del direttore della rassegna Maurizio Fantoni Mannella, sono iniziate a sfilare le immagini del primo documentario in programma, “War Photographer”, una pellicola del regista Christian Frei (2002) dedicata al fotografo di guerra James Nachtwey, che nella pellicola si autodefinisce “lupo solitario”. Dopo la frase del profeta dei fotografi di guerra, Robert Capa (“Se le tue foto non rendono, è perchè nopn eri abbastanza vicino”), iniziano a scorrere immagini di morte, Vitenam, Bosnia, mentre il fotografo racconta che la sua vocazione è nata proprio guardando le immagini terribili del Vietnam. Oggi il festival prosegue con alcuni documentari cubani nel 50° della rivoluzione castrista. Domani, sabato 24 ottobre, alle 20.45, incontro-dibattito con il regista Alessandro Rossetto, autore del documentario “Feltrinelli”, che si potrà vedere alle ore 21.30, caso di una pellicola che, commissionata dalla casa editrice, dalla stessa è stata poi ritirata dalla circolazione. Perché? Per quali ragioni? Domani sera lo scopriremo. 23 ottobre 2009 http://www.artevarese.com/av/admin/master/teatro/view.php?cmd=newsshow&tab=proposte&tab2=1&id=232&sjl=1 13-10-2009

Anteprima (non autorizzata) nazionale

A Varese quattro giorni dedicati alle proiezioni di documentari. Sullo schermo del Multisala films e cortometraggi. Nel programma anche incontri con registi e presentazione di libri. La rassegna - Far conoscere un genere che non è minore, ma che ancora non vede riconosciuto il suo ruolo nel panorama cinematografico italiano: questo lo scopo della prima edizione della settimana del documentario, al via il 22 ottobre alla Sala Uranio del MIV di Varese. Per la prima volta la città giardino si trasforma nella capitale regionale del documentario grazie all’Associazione Culturale Free Zone, in collaborazione con Provincia di Varese, Coop, Documè, MIV e VZ Comunicazione. Un ricco programma di eventi, incontri e proiezioni per un festival che pensa in grande: già annunciato, infatti, il suo prolungarsi da quattro ad otto giorni per la prossima edizione. In questi anni l’interesse nei confronti del genere documentaristico è cresciuto grazie ad esempi internazionali quali quelli del regista Michael Moore, e Varese lancia la sfida. Dato che anche gli italiani, in quest’ottica, non hanno nulla da invidiare agli altri, perché non organizzare una rassegna che indaghi in questo senso, senza dimenticare qualche pellicola straniera? Così nasce la settimana del documentario, rassegna festival dell’ “altro” cinema. La sfida – Provocazione: succede anche questo al MIV di Varese tra il 22 e il 25 ottobre. Tra gli ospiti, nella giornata di sabato 24, ci sarà Alessandro Rossetto, il regista del documentario “Feltrinelli”. Una storia discussa e ancora da discutere quella di questo lavoro del regista padovano che ha realizzato un ritratto di Giangiacomo Feltrinelli, che la famiglia ha coprodotto e voluto, ma che dopo la sua presentazione al festival di Locarno nel 2006 ha ritirato dalle sale e non autorizzandone più distribuzione e visione in Italia. Un caso, insomma. Ed ora Varese trasmette il film. Rischiando. Provocando. Creando un caso sul caso, forse. La pellicola è stata reperita a Zurigo e gli organizzatori della Settimana del Documentario hanno deciso di presentare anche al pubblico italiano “Feltrinelli” sabato 24 alle 21.30. Il programma – Giovedì 22 il tema della giornata sarà quello dei fotografi di guerra: tre proiezioni per due documentari che indagano sulla moralità dell’attività cronachistica di chi documenta la morte con la macchina fotografica. Venerdì 23, invece, omaggio a Cuba: alcuni registi cubani raccontano la loro terra, a partire dai primi cortometraggi degli anni ’60, fino ad arrivare alle celebrazioni per il cinquantesimo della rivoluzione. Sabato 24 sarà la giornata più ricca del festival: alle 18 verrà presentato al pubblico il libro di Marco Bertozzi dal titolo “Storia del documentario italiano”; alle 19,45 verranno proiettati due documentari di Franco Piavoli, “Emigranti” ed “Evasi”. Alle 20,45 ci sarà l’incontro con Alessandro Rossetti e, a seguire, in anteprima (non autorizzata) nazionale si potrà vedere “Feltrinelli”. Si spengono i proiettori domenica 25 dopo un’intera giornata dedicata ai lavori storici e a quelli più recenti di Franco Piavoli, documentarista molto apprezzato dalla critica per il suo modo più poetico che cronachistico di raccontare attraverso la commistione di musica e immagini. Guarda il video http://www.artevarese.com/av/admin/master/teatro/view.php?cmd=videoview&id=99 Carlotta Girola http://www.cuba-si.ch/index.php?lang=it&site=4&ID=168

 

23.10.2009 Varese: Film e documentari di Cuba

 

Nell’ambito della SETTIMANA DEL DOCUMENTARIO RASSEGNA FESTIVAL DELL’ALTRO CINEMA in occasione del 50° anniversario della Rivoluzione Cubana

venerdì 23 ottobre 2009 Cinema MIV – Multisala Impero Varese  SALA URANO Via Bernascone 3 (dietro Piazza Montegrappa) Varese Programma:

ore 18.30 Inediti: Santiago Álvarez. Un regista cubano per la rivoluzione. Tre corti: – Ciclon, 22′ (1963) – 79 primaveras, 26′, (1969) – Now, 6′, (1965) ore 20.30 Suite Havana, 83′, (2002) di Fernando Pérez ore 22.30  Proiezione di alcuni cortometraggi documentari di Nicolás Guillén Landrián Organizza l’ Associazione FreeZone con il patrocinio dell’Associazione Svizzera-Cuba, Sezione Ticino

 
 

 

PROGRAMMA La settimana del documen (PDF, 138.7 KB)

 

http://www.associazionefreezone.org

     
Data: 2009-10-03

     
         

 

http://www.cineblog.it/post/19233/lsd-la-settimana-del-documentario-a-varese#continua

LSD – La settimana del documentario a Varese

pubblicato: lunedì 19 ottobre 2009 da carloprevosti in: Anticipazioni Festival e rassegne Documentari Una settimana dedicata al mondo del cinema dal vero, al documentario che normalmente il pubblico non riesce a vedere in sala perché la distribuzione italiana non riesce o non vuole proporre al grande pubblico. LSD, La settimana del documentario, si svolgerà dal 22 al 25 di ottobre sotto la supervisione del critico Maurizio Fantoni Minnella. Nasce proprio con l’intento di avvicinare gli spettatori a chi con i documentari ci lavora e a chi li realizza in prima persona. Una rassegna, un edizione n° zero per quello che potrebbe diventare un nuovo festival, sicuramente l’occasione per (ri)vedere in sala dei capolavori come War Photographer di Christian Frei, video ritratto del grande fotoreporter James Nachtwey (potete vedere il trailer dopo il continua) e vincitore di molti premi internazionali, ma anche di riscoprire i lavori di Franco Piavoli, a cui viene dedicata un’ampia retrospettiva. Piavoli, uno fra i più originali e anomali dei i registi italiani, sarà ospite a LSD nella giornata di domenica 25. http://www.radionews.it/home/

 

 

Maurizio Fantoni Minnell, Direttore artistico

13/10/2009 VARESE Il MIV ospita la ”Settimana del documentario” Dare visibilità a un genere poco conosciuto, ma di grande qualità sia stilistica sia per quanto riguarda i contenuti: questo il fi…  
 


 

 

 

 

13/10/2009 VARESE Il MIV ospita la ”Settimana del documentario” Dare visibilità a un genere poco conosciuto, ma di grande qualità sia stilistica sia per quanto riguarda i contenuti: questo il fine della ”Settimana del documentario”, manifestazione che si terrà al Multisala Impero di Varese da giovedì 22 a domenica 26 ottobre. La scommessa degli organizzatori dell’evento è quella di avvicinare un pubblico il più vasto possibile al cinema documentaristico, fino ad ora rivolto a pochi appassionati, ma che in passato ha lanciato grandi registi come De Sica, Olmi e Antonioni. La 4 giorni, che tra l’altro rappresenta il primo festival italiano interamente dedicato al documentario, offre un calendario ricco di proiezioni e incontri. Si parte giovedì 22 con una giornata dedicata ai documentari sui fotografi di guerra e mafia; venerdì sarà la volta di alcuni filmati inediti sui 50 anni della rivoluzione cubana. Sabato 24 e domenica 25 spazio agli ospiti illustri: dall’incontro con Marco Bertozzi, che presenterà il suo volume sul cinema documentaristico, alla proiezione di ”Feltrinelli” di Alessandro Rossetto, documentario sulla vita di Giangiacomo Feltrinelli presentato al Festival di Locarno dello scorso anno e mai proiettato in Italia. Chiuderà il festival Franco Piavoli con il suo documentarismo poetico. Il Festival, organizzato dall’associazione ”Free Zone”, è organizzato in collaborazione con la Provincia di Varese e altri sponsor privati. 4 euro il costo del biglietto singolo, 10 euro quello del carnet per 3 spettacoli. Maggiori informazioni sul sito www.lasettimanadeldocumentario.org http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/pressrelease.pl?id=1255969229 La Settimana del documentario Una corposa anteprima della rassegna che nel 2010 avra’ una vocazione e una carattere regionale e nazionale. La manifestazione e’ ideata e organizzata dall’Associazione Culturale FreeZone, in stretta sinergia con realta’ territoriali come enti locali e professionisti. Parallelamente infatti si prevede di promuovere e valorizzare l’importante Archivio del Documentario di proprieta’ dell’Associazione. Si segnala in particolare la giornata di apertura (22 ottobre), dedicata a due ritratti di reporter, l’americano James Nachtwey e la fotografa palermitana Letizia Battaglia, due sguardi differenti sulla realta’ piu’ dolorosa del nostro tempo. Le proiezioni sono a pagamento a prezzo agevolato, con la possibilita’ di abbonamenti giornalieri o singoli ingressi. Gli incontri con gli autori e i registi prima delle proiezioni sono compresi nel costo del biglietto. http://www.varese.net/notizie/in-primo-piano/6509-in-primo-piano/8728-lsds-feltrinelli-dopo-la-visione.html

LSD²: Feltrinelli – Dopo la visione

 

 

 

Prima Pagina - In Primo Piano
Scritto da Guido Negretti
Lunedì 26 Ottobre 2009 02:42
Per dare giudizio ad un’opera dobbiamo vederla. La visione, in campo cinematografico, è la “conditio sine qua non”, la base senza cui è impossibile lavorare (sembra ovvio, ma non sono pochi i recensori che scrivono senza cognizione di causa). Nel caso di Feltrinelli sono state molte le parole spese: da una parte chi parla di debolezza dell’opera (senza però stranamente entrare nei dettagli), dall’altra chi si batte contro la censura e inneggia il prodotto di Rossetto ad emblema, senza tuttavia aver avuto la possibilità di prenderne visione. Nel caso di questo film, una volta arrivati ai titoli di coda l’unica azione possibile sembra quella di aggrottare la fronte. Non c’è nulla, in questo prodotto, che possa essere definito censurabile. E’ un film di ottima fattura, interessante, tecnicamente impeccabile, e difficilmente si può pensare che ne risulti un ritratto personale negativo di alcuni personaggi. Si è detto che Feltrinelli figlio si sia risentito di come appaia, ma è altrettanto vero che neppure il padre risulta essere un titano: i materiali di repertorio, ad esempio, mostrano un uomo con un’abilità oratoria normalissima, un uomo che a volte deve soffermarsi nei discorsi, quasi fosse intimidito dalla telecamera. Un essere umano, come umano ne risulta il figlio, molto simile al padre nell’aspetto, scusate la ripetizione, umano. E’ un problema che accade spesso, centinaia di persone usano il passaparola e inventano una pellicola, nella loro mente, che dovrebbe contenere misteri scottanti, così terribili da impedirne l’uscita nelle sale. In realtà il prodotto finale risulta innocuo, e molte volte questo comporta un forte scompenso nell’obiettività richiesta per darne un giudizio sincero. E’ quanto successo, ad esempio, a Lawrence, un povero scrittore inglese che si è visto oscurare un libro per “contenuti lascivi”. A distanza di tempo, la lettura de L’amante di Lady Chatterley non desta alcuno scalpore e ci troviamo a chiederci cosa ne avesse impedito l’uscita. Feltrinelli è un documentario interessante di egregia fattura. Il regista stesso lo ammette: non c’è nulla né di terribile né di sacrilego nel suo prodotto. Certo, non possiamo rimanere nascosti dietro un dito: la Feltrinelli è il datore di lavoro e ha diritto di commercializzazione sul territorio nazionale. Se vuole ritirare l’opera può farlo, tuttavia lo spettatore rimane allibito una volta finita la visione e si farà l’unica domanda possibile: tanto oscurantismo per nulla? Piccolo aneddoto: la Feltrinelli ha cercato di vietarne la distribuzione anche nei paesi dei coproduttori. Si è raggiunto un accordo: il prodotto può essere messo in vendita in questi paesi, ma solo in questi. Di tutta questa faccenda l’unico emblema è la fronte aggrottata di Alessandro Rossetto, anche lui incapace di spiegarsi pienamente questo affanno di censura. Guido Negretti per Varese.Net

 

http://www.varese.net/notizie/in-primo-piano/6509-in-primo-piano/8710-lsds-notte-cubana.html

LSD²: notte cubana

 

 

 

Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Guido Negretti
Sabato 24 Ottobre 2009 02:12
LSD² La settimana Del Documentario Presentata da FREEZONE Venerdì 23 Santiago Álvarez: Ciclòn (1963, b\n, 22’) 79 Primaveras (1969, b\n, 26’) Now (1965, b\n, 6’) Fernando Pérez: Suite Havana (2002, colori, 83’) Nicolás Guillén Landrián: Ociel del too (1965, b\n) Desde la Habana. 1969. Recordar (1969, b\n) Reportaje (1966, b\n) Cafféa Arabiga (1968, b\n) Serata e notte dedicate al documentario cubano. Tre autori, sconosciuti, suddivisi in tranche da tre cortometraggi il primo, un lungometraggio il secondo e quattro cortometraggi il terzo. Santiago Álvarez, Fernando Pérez e Nicolás Guillén Landrián. Sono autori differenti nel modo di approcciarsi a quel cinema verità altrimenti detto “documentario”, ma accomunati tutti da una precisa impostazione: la responsabilità di mettere lo spettatore davanti ad un prodotto di alta qualità. In nessun caso tra le opere che sono state presentate si può parlare di mancanza di conoscenza completa del medium a disposizione, conoscenza che si spinge in questi casi verso una ricerca maggiore di espressione artistica, cosa che, nell’immaginario comune, sembra essere poco legata al “documentario”. http://www.varese.net/cultura/1761-varese/8729-lsds-franco-pavioli-chiude-la-rassegna.html

 

LSD²: Franco Pavioli chiude la rassegna

 

 

 

 
Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Chicco Rossi
Lunedì 26 Ottobre 2009 02:44
Domenica 25 Franco Piavoli: Il pianeta azzurro, 90′ (1982) Voci nel tempo, 87′ (1996) Al primo soffio di vento, 90′ (2003) Ultima serata della manifestazione, dedicata interamente a Piavoli, con un suo intervento tra la proiezione del primo e del secondo lungometraggio. Uomo di legge, acculturato, avvocato di professione, Piavoli inizia a cimentarsi con la macchina da presa fino al giorno in cui, nel 1980, decide di darsi completamente all’arte cinematografica. Regista interessato più all’immagine che al ritmo del montaggio, ha una forte impronta artistica di primo livello a cui però fa da contraltare una volontà di allungare i tempi del prodotto fino a punte di dubbio sulla sua effettiva necessità. L’opera migliore e più riuscita della serata è Il pianeta azzurro, film-documentario sulla vita, una riflessione che non si tinge mai di retorica. La filosofia alla base del lungometraggio si basa sulla dicotomia natura-uomo, dove la prima risulta essere un luogo perfetto, pacifico, dove anche le forme che possono sembrare violente hanno invece una valenza necessaria e per questo comprensibile. Tutto il contrario del mondo umano, incapace di trovare una stabilità alle sue emozioni, al suo modo di essere: se risulta positivo il modo in cui l’uomo riesce a costruirsi una vita e a conciliare il suo bisogno di sostentamento con la lavorazione della terra, Piavoli non nasconde nemmeno la violenza insita nel nostro animo e la mette in scena nella lotta tra contadini per il posizionamento di una pietra di confine. E’ un’opera malinconica, un canto alla civiltà rurale ormai in decadimento, che tuttavia non si lascia andare ad un pessimismo cosmico ma lascia una punta (sebbene piccolissima) di speranza nel finale. Voci nel tempo è invece un’opera mancata. Divisa in quattro parti che corrispondono alle quattro stagioni, mette come protagonisti le quattro fasi della vita, la fanciullezza, la gioventù, la maturità avanzata e infine la vecchiaia. Riuscitissima la prima parte, degno di lode l’epilogo con la figura dei bambini e degli anziani sulla neve, è invece una catastrofe nei restanti, temporalmente significativi, segmenti. Gli adolescenti e gli adulti risultano risibili in termini attoriali quando si tratta di riprenderli in atteggiamenti di recitazione (le loro poche battute risultano troppo innaturali), e se gli ultimi (e gli anziani) riescono tuttavia ad ottenere una parvenza di umanità, i primi appaiono dei fantocci senza anima. L’accompagnamento musicale nella scena del ballo, un’assordante musica latino americana, stride con tutto il resto dell’opera. E’ un’opera traballante dove la grandezza artistica di alcune scene non riesce a far dimenticare il grottesco non voluto di altre. Chiude la serata Al primo soffio di vento, lungometraggio che mantiene gli stessi pregi e gli stessi difetti di Centochiodi, film di Ermanno Olmi, amico di Piavoli. Non siamo più nel documentario, ci spostiamo nel campo del cinema creato con una trama ed un intreccio, e qua notiamo come la bravura tecnica del regista risulti zoppicante nel momento in cui appare la cattiva recitazione vocale degli attori, seppure in poche scene. E’ un film di forte impronta intimista, votato alla ripresa dei cosiddetti tempi morti della nostra vita. E’ il tema della solitudine e dell’incomunicabilità del mondo contemporaneo ad essere padrone delle scene,. Si pecca forse di retorica, presentando ad esempio il mondo occidentale come un mondo ormai troppo cerebrale e il mondo degli immigrati come ancora umano, legato alle tradizioni e al lavoro della terra. Si nota un certo compiacimento del regista nel dilungarsi sul tema principale, a discapito di una fruibilità allargata ad un pubblico maggiore, ma in nessun caso si può fare una colpa a Piavoli nel fatto di essere non un semplice mestierante ma un autore completo con una precisa poetica. Guido Negretti per Varese.Net
http://www.varese.net/cultura/1761-varese/8727-lsds-feltrinelli-e-i-corti.html

LSD²: Feltrinelli e i corti

 

 

 

Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Guido Negretti
Domenica 25 Ottobre 2009 02:34
Franco Piavoli: Emigranti (1962, b\n, 12’) Evasi (1963, b\n, 12’) Due piccoli cortometraggi aprono la serata. Fanno parte delle opere prime di Franco Piavoli, autore della scuola di Ermanno Olmi. Giocano entrambi sull’uso prepotente della commistione di primo e primissimo piano, fino alla ricercatezza del particolare. I visi umani occupano sempre la maggioranza delle riprese. Emigranti è un pezzo di storia contemporanea, la ripresa in diretta di quelle persone che lasciavano i loro paesi natali per spingersi alla ricerca di un migliore impiego (e in molti casi semplicemente di un impiego e basta) nel periodo degli anni sessanta. Sono facce smarrite, preoccupate, piene di quella mancanza di sicurezza e della paura di un futuro incerto. Evasi invece è un cortometraggio raffinato che gioca sul tema del grottesco. Dalle prime immagini, “ingannati” dal titolo, gli spettatori si trovano davanti ad una piccola processione di persone che affollano quello che capiamo essere uno stadio. I primi momenti, degni delle tavole di Otto Dix, lasciano lentamente spazio alle due scene maestre finali, il pestaggio selvaggio tra tifosi e la ripresa in campo lungo di una fabbrica. Gli anni passano, ma nessuna di queste due piccole opere ha perso la capacità di dialogare con noi, complice, nel secondo caso, l’assoluta mancanza di una evoluzione in campo di rispetto umano. Alessandro Rossetto: Feltrinelli (2006, colori, 81’) Il film di Alessandro Rossetti, ospite della serata, è Feltrinelli, commistione di documentario storico e cronaca artistica della vita di una casa editrice. Il regista ha ben presente i due percorsi su cui far scorrere la pellicola: da una parte abbiamo il mondo degli anni sessanta, la nascita di una delle realtà editoriali più conosciute e rinomate in Italia, come nel mondo, dall’altra la vita della casa stessa in epoca contemporanea, con una netta divisione data dai materiali di repertorio in bianco e nero dalla pellicola “sporca” e dalle riprese dirette di tutto ciò che appartiene al mestiere di ideare, scrivere, revisionare, accettare, stampare, produrre, immagazzinare, spedire, consegnare, vendere e gestire i libri. E’ un film completo, soddisfacente. Alla fine della visione non ci rimangono dubbi: a differenza di alcuni tipi di documentari, non sentiamo quel senso di vuoto che ci spinge a voler essere stati noi al posto del regista per poter fare certe domande a cui non troviamo risposta, a spingere a fare certe riprese per toccare punti che ci sembravano più interessanti. E’ un’opera onesta, non nel senso dispregiativo che usiamo per nascondere la mediocrità, ma nel senso migliore, quello che trova la sua risposta nel cinema verità, il documentario. Guido Negretti per Varese.Net

 

Tutti e tre gli autori non nascondono le loro origini cubane, sia politiche che umane. Non scappano davanti a ciò che non sarebbe bello mostrare, ma preferiscono giocare sull’idea di interessante, un’idea che si allaccia e si slaccia al cinema di impostazione classica, quello di intrattenimento, quello con una trama ed un intreccio. Álvarez si presenta con tre cortometraggi. Ciclòn mostra quanto la natura del ciclone possa distruggere la civiltà degli uomini. Non tralascia nulla, neppure quei momenti che Bazin, grande critico cinematografico, definiva terribili, ovvero le morti, quelle vere e non finte, che rimangono impresse sulla pellicola, per sempre. 79 Primaveras è un piccolo (in termini di durata) tributo a Ho Chi Min e alla espansione del pensiero comunista in Asia, senza però cadere troppo nel patetico davanti alla cena del funerale del protagonista. Critica la guerra, critica l’espansionismo di un pensiero massificatore, innalza altri grandi uomini della corrente liberale del dopoguerra, e scade, forse questo sì, in una piccola retorica autocelebrativa e forse un po’ troppo “da regime”, senza però che questo possa però inficiare sul valore tecnico e artistico dell’opera. Now, ultimo cortometraggio dell’autore presentato in questa sede, è un semplice grido contro il razzismo statunitense nei confronti dei neri. La semplicità del messaggio è la sua forza principale. Sono semplici immagini, molto spesso fotografie, accompagnate da una canzone che scandisce il tempo del montaggio. Al conoscitore cinematografico balzerà subito all’occhio come Álvarez abbia fatto sua la lezione dei cineasti russi (Eisenstein, Vertoz) che davano importanza assoluta al montaggio stesso come principale conduttore di messaggio. Il prodotto di Fernando Pérez è di altra fattura. Suite Havana è un’opera incentrata su personaggi definiti, con nome e cognome, filmati durante lo svolgimento di una normale giornata. Se qualcuno parla della possibilità di coniare il termine di “cinema poesia”, dobbiamo però notare come alla base del “documentario” del regista ci siano due principali messaggi che sorreggono tutta l’impalcatura: la critica al governo castrista, incapace nel non aver saputo attuare pienamente la realizzazione di una società migliore, e il profondo amore verso persone normali che conducono vite normali ritagliandosi momenti di una grandezza universale. Il ragazzo, appena ventenne, che passa la giornata lavorando in casa, la sera esce e diventa un ballerino eccezionale nel teatro più importante di Havana per poi tornare a casa, a piedi, e coricarsi in una stanza con un intonaco ormai in rovina. E’ una pellicola formidabile, girata in digitale, che pecca soltanto di un serpeggiante velo di “irrealtà”, lasciandoci il dubbio se forse quanto vediamo sullo schermo non sia stato forse scritto a tavolino. E’ molto difficile che l’opera sia “finta”, ma rimane il fatto che all’occhio smaliziato il tarlo del dubbio rimanga difficile da negare. In fondo se vogliamo dare lo status di poesia a quest’opera non possiamo certo dimenticare che ogni poesia ha bisogno di essere rifinita all’estremo, togliendo quell’idea di “getto” che sarebbe la prova inconfutabile di “verità naturale”. Le ultime opere ad essere presentate appartengono a Landrián, autore che per qualcuno si potrebbe definire maledetto, per altri invece sfortunato e incompreso. Ociel del too, Desde la Habana, Reportaje e Cafféa Arabiga sono opere di un artista che ha voluto prendere la strada dell’innovazione. A prima vista lasciano impietriti, confusi, come confuse sono, superficialmente, le immagini stesse, giustapposizioni di elementi che sembrano troppo eterogenei. In questo risiede la grandezza di Landrián, nel non essersi accontentato di seguire i passi del “documentario” né di averne affinato le tecniche, ma di essersi spinto fino a raggiungere risultati che non possiamo esimerci dal definire geniali. Difficile per lo stato cubano riuscire a comprendere il loro più grande esponente di pop-art, si è preferito bollarlo di “schizofrenico” e rinchiuderlo in un manicomio. Il suo cinema è il precursore del post-modernismo, infarcito di rimandi a qualsiasi elemento, dalla pubblicità alla filosofia, estremamente raffinato in un’ironia compiaciuta, sono necessarie continue visioni per riuscire a cogliere anche il più piccolo aspetto, il più piccolo messaggio che si nasconde in un’immagine. Questo Landrián lo sa bene ed è per questo che il primo impatto è allarmante, terribile, e solo dopo ne si può capire la genialità. Guido Negretti per Varese.Net

 

 

http://www.varese.net/cultura/1761-varese/8715-lsds-feltrinelli-prima-della-visione.html

LSD²: Feltrinelli – Prima della visione

 

 

 

Cultura e Spettacolo - Varese
Scritto da Guido Negretti
Sabato 24 Ottobre 2009 16:29
Il caso del film Feltrinelli ha assunto varie facce: c’è chi parla di dietrologia, chi di censura, chi di mancanza di libertà di espressione e molto altro. In realtà, forse, il caso si presenta meno complicato di quanto si possa pensare. La storia è la seguente: Feltrinelli padre muore nel 1972, decenni dopo Feltrinelli figlio chiama il regista Alessandro Rossetto e chiede che venga fatta una pellicola documentaristica sulla vita del genitore. Si parla di coproduzione tra vari paesi europei. Il film è pronto, viene proiettato in sede privata, Feltrinelli figlio non è felice, nega il suo appoggio, e questa negazione personale si ripercuote sulla Eskimosa, la casa produttrice italiana di proprietà di Feltrinelli figlio stesso. E’ il 2006, e prima che il film possa essere distribuito nelle sale cinematografiche italiane in maniera sostanziale bisognerà aspettare molto. Anzi, si aspetta ancora. Al suo completamento viene proposto alla mostra di Venezia, ed è un rifiuto. Il perché è semplice, non era piaciuto al direttore. Viene proposto allora a Locarno, nello stesso anno, ed è un successo. A Berlino invece viene rifiutato. Siamo davanti ad una congiura? Il dubbio rimane, ma non sappiamo da che parte stare. In Italia il film è proiettato in alcune librerie Feltrinelli. Non è strano che il rifiuto di un appoggio arrivi da Feltrinelli figlio e poi il documentario venga messo in proiezione nelle librerie della casa editrice? Rossetto ha ragione a dire che il film dovrebbe essere distribuito, ma è una ragione soprattutto deontologica. Il prodotto è lì, finito, adesso va esposto. D’altro canto è anche vero che l’ideatore principale è Feltrinelli figlio, è lui l’artefice della nascita della pellicola, e giustamente può ritirare il suo appoggio nel caso il film non gli sia piaciuto. Ricordiamoci che è il produttore, e i produttori hanno voce in capitolo. Inutile fare dietrologia, basta usare un poco di logica: se il film in Italia non esce questo significa essere in negativo nel conto del bilancio. Il documentario ha richiesto dei fondi (il 40% dato dalla Eskimosa), e se il prodotto non viene distribuito questo significa una perdita di capitale e profitti possibili. Cerchiamo di entrare nella mente della congiura: Feltrinelli figlio delega a Rossetto di filmare un documentario sul padre, vengono dati dei fondi, il documentario è finito, non lo si distribuisce in Italia. O Feltrinelli figlio è un masochista, oppure è il più grande autocensore schizofrenico della storia. Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticarci di Rossetto: se avesse voluto avrebbe potuto intascare i soldi del contratto, dimenticarsi del film e fare finta di niente. Invece, giustamente, vuole che il prodotto venga dato in visione al pubblico. Rossetto si dimostra non un semplice mestierante, bensì un vero professionista. Da una parte la richiesta dell’autore che sia il pubblico a decidere e dare un giudizio, dall’altra la negazione di un appoggio da parte dell’ideatore e co-produttore strettamente legato al soggetto della pellicola. Dietrologia? No, in questo caso direi che siamo solo davanti ad uno scontro di opinioni legittime. Tuttavia in tutto questo non si riesce a capire se il film abbia o no un valore, e questo forse è il nocciolo portante della questione. La proiezione di Feltrinelli si terrà stasera, come parte della rassegna “La Settimana Del Documentario”, presso la sala Urano del multisala Impero alle ore 21.30, preceduta alle ore 20-45 da un incontro con il regista stesso.

 

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